SIDE-ISLE 2008 - Fourth Annual Conference
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Giuseppe Colangelo

Gli accordi di patent pooling

Giuseppe Colangelo
LUISS Guido Carli-Università degli studi della Basilicata

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     Last modified: September 16, 2008

Abstract
La collaborazione tecnologica rappresenta un momento di mediazione tra l’esigenza di remunerare l’attività creativa e garantire al contempo la diffusione del sapere: un passaggio tanto più rilevante se si considera che il bilanciamento tra incentivi ed accesso viene realizzato nel pieno rispetto dei principi base sia della proprietà intellettuale sia del diritto della concorrenza, senza sacrificare le prerogative degli uni sull’altare degli obiettivi perseguiti dagli altri. Si tratta di una importante innovazione organizzativa: un numero crescente di imprese sono coinvolte in attività di cooperazione sempre più sistematica, sotto forma di consorzi, joint ventures, comunità di ricerca, club tecnologici. Il ricorso a varie forme di collaborazione porta con sé una chiara scelta strategica, che va ben oltre la possibilità di conseguire i risparmi e le riduzioni di costo notoriamente legati all’outsourcing, ma è principalmente motivata dall’esigenza di ricercare strumenti che consentano di tenere il passo con le sfide dell’information technology. Rispetto ad una ricerca scientifica divenuta, negli anni, sempre più attività essenzialmente collettiva, estremamente complessa e costosa, per la quale occorrono meccanismi di coordinamento tra gli operatori economici, la collaborazione tecnologica rappresenta una novità organizzativa, le cui prospettive assumono un significato ancora più rilevante alla luce della congestione di diritti esclusivi che affligge alcuni comparti industriali, impedendo il pieno utilizzo delle risorse e mettendo in serio pericolo i processi innovativi. La condivisione della proprietà intellettuale e il bisogno di soluzioni coordinate sono le ragioni della proliferazione spontanea di strutture ed istituzioni finalizzate a fornire agli operatori un punto di incontro e di comune gestione degli scambi commerciali, scongiurando così i pericoli insiti nella parcellizzazione delle risorse; ragione per cui, nell’ambito del dibattito in corso sulla funzione dei diritti di proprietà intellettuale e sui limiti dell’appropriabile, sulla possibilità di conciliare il contenuto dei diritti di privativa e la tutela dei processi di innovazione, particolare riguardo si deve al crescente ricorso a nuove forme di organizzazione, quali le collective rights organizations (CROs). Diversi sono gli esempi di CROs presenti sul mercato. Vi si possono annoverare le società di gestione collettiva dei diritti d’autore e diritti conessi; le clearinghouses sviluppate nell’agrobiotecnologia al fine o di fornire un meccanismo di scambio di informazioni in materia di biodiversità o di facilitare le transazioni favorendo l’incontro tra titolari di brevetti, offrendo soluzioni alle eventuali controversie, svolgendo funzioni di database, rilevando gli IPRs presenti e verificandone la disponibilità e le modalità per avervi accesso ; le standard setting organizations (SSOs), con le quali gruppi industriali definiscono standards comuni; e infine, i patent pools, che hanno trovato applicazione in diversi settori, da quello automobilistico a quello aeronautico, dalla tecnologia video alla farmaceutica, ovvero in tutte le situazioni e in tutti i comparti in cui lo sviluppo di un nuovo prodotto esige il conseguimento di molteplici licenze di brevetti detenuti da soggetti diversi. Si tratta, in buona sostanza, di varie figure di intermediari che proliferano in ragione della difficoltà che le imprese avvertono nel gestire al meglio tutte le potenzialità offerte dalla tecnologia digitale e dell’esigenza di individuare un interlocutore unico che faciliti l’incontro tra gli operatori del mercato

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